TourdeForce – Vargtimmar | Review by Darkroom Magazine

Roberto Alessandro Filippozzi | 01.04.2021 |


Con “Vargtimmar” (“le ore del lupo”), il progetto di Christian Ryder chiude la “trilogia della rabbia” inaugurata nel 2014 con “Jedem Das Seine” e proseguita nel 2018 con “Very Industrial People”, tutta percorsa sotto l’egida della Space Race Records. Racchiuso come di consueto in un bel digipack completo di esaustivo booklet, il nuovo album del musicista e cantante bergamasco prosegue nel solco di un eclettismo che permette a TdF di passare con disinvoltura dall’elettronica ritmata, melodiosa ed elegante fra electro-wave e synth/future-pop (l’opener dal bel tiro “Le Dernier Des Bellini”, l’elegante “Nemo Propheta In Patria” dal malinconico taglio ottantiano, la concitata “I Am Providence” e la più tesa ed ansiogena “The Wandering Vampire”) a frangenti imperniati su di una chitarra ruvida in linea con certe ibridazioni industrial rock/metal (quella “A Hero For His Son” decisa e solida nel beat, una rocciosa “You Ass Rah ‘El” che rimanda direttamente ai Ministry, l’estrosa e dichiaratamente nineinchnailsiana/evoliana “The Great Replacement” ed una “Hey Julie” col groove alla White Zombie e cantati mutuati da certo rap pionieristico). Anche stavolta le sorprese sono dunque all’ordine del giorno, ed oltre al breve e beatlesiano atto per piano e voce “Too Many Words” ed alla versione “quiet” di “The Last Song” cantata da Aileen (apparsa nella sua versione originale nello split del 2018 con We The North), in bilico fra tentazioni acustiche e minimal-wave, trovano spazio ben tre apprezzabili cover: quella intensa e groovy per “For Our Lost Empire” dei compagni d’etichetta Impakt!, quella granitica e finanche rabbiosa per “Heaven Street” dei Death In June (che qui diventa “Nowhere Street”, e sappiamo come già in passato a Christian sia piaciuto stravolgere le finalità liriche di certi omaggi ad artisti famosi) e quella in chiave future-pop per “Ich Vermisse Dich”, song del gruppo RAC Sleipnir, qui cantata da quella Jaqueline Wilson che già aveva collaborato con TdF in precedenza. Tanto materiale di qualità in un lavoro ben prodotto e pensato che ha il potenziale per mettere d’accordo sensibilità differenti, merito di un artista che, oltre alla lunga esperienza, ha una chiara visione d’insieme, le capacità sia pratiche che tecniche per metterla in atto ed il coraggio necessario per aggirare con stile ed arguzia i paletti di quel nefasto “politicamente corretto” che sta apponendo la pietra tombale su ciò che si riteneva “alternativo”.

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