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TourdeForce | Intervista de “Il Primato Nazionale”

di Alberto Tosi | 24 Febbraio 2018 |


Very Industrial People, “V.I.P.”, la sesta fatica in studio dei TourdeForce è in dirittura d’arrivo. Il video del singolo è già disponibile online, mentre l’uscita del disco è prevista per il 2 di Marzo.

Christian Ryder, frontman del gruppo, ci racconta in anteprima cosa aspettarci dai suoi V.I.P.

Christian, partiamo proprio dal titolo dell’album: Chi sono queste “persone industriali” e che storie ci raccontano oggi?

I ritmi di vita nei paesi industrializzati sono frenetici ed esasperanti. Siamo animali pensanti, predatori e prede che si muovono in giungle di cemento. I Very Industrial People sono individui che hanno trovato il coraggio di uscire dallo stato di torpore che opprime la massa, opponendosi alla porcheria stereotipata e convenzionale imposta dall’azione snervante dei Media: quell’ostinata sovrastimolazione atta a manipolare non soltanto le scelte consumistiche, ma anche il pensiero, il giudizio, la coscienza stessa della persone.
Una forma di crimine a livello mondiale. Eppure la loro condizione di lucidità li ha resi reietti della società. Le loro storie sono quindi desolate e nichiliste, da scenario post-urbano. La loro osservazione della realtà circostante è cinica e disillusa, anche se a volte sognano di poter ancora cambiare le cose.

Elettronica? New wave? Underground? Come spiegheresti la musica dei TourdeForce e di V.I.P. al pubblico più profano?

La musica di TourdeForce  può essere definita electro-wave in quanto prende ispirazione dalle sonorità del pop elettronico anni ’80 (Depeche Mode, Pet Shop Boys) con un’influenza new-wave (New Order); a tratti però si sporca di olio motore, fondendosi con un genere rumoroso come l’Industrial, quello imbastardito da chitarre elettriche distorte (Nine Inch Nails), oppure i ritmi aggressivi dell’EBM (electro-body-music) di matrice Nord Europea.

Esistono artisti che più su tutti hanno influenzato questa tua uscita?

E’ un album che diventa sempre più aggressivo, brano dopo brano. Un climax che rappresenta in musica la rabbia e la frustrazione dei Very Industrial People. Gli artisti principali sono per lo più legati alla scena electro alternativa: Skinny Puppy, Front Line Assembly, My Life With The Thrill Kill Kult. Hanno senz’altro influenzato l’album i miei ascolti adolescenziali (Marilyn Manson, Filter, Ministry).

Come prevedi che sarà accolto il disco in Italia? Pensi ci sia ancora sete di musica non convenzionale nel nostro paese?

Il precedente “Jedem Das Seine” (2014) ha avuto un buon successo ed è attualmente sold out (in realtà ci sono ancora in circolazione una ventina di copie in vendita, a prezzo standard). Va detto che il pubblico italiano legato alle sonorità elettroniche è tendenzialmente esterofilo, ma sono fiducioso riguardo alla nuova uscita: l’album infatti si appoggia ad una label napoletana che vanta una certa esperienza in materia, Space Race Records. Credo che la musica non convenzionale nel nostro paese sia riservata ad una nicchia, specialmente adesso che la moda è rappresentata dal trap meticcio (esemplare per le nuove generazioni di ragazzini deturpati dai social network) oppure dalla indie fattona-chic pregna di buonismo e retorica qualunquista.

Un brano dell’album a cui sei legato particolarmente, o che ritieni fondamentale?

Sono indubbiamente legato a “Dresden”. Questa canzone parla del famigerato crimine di guerra perpetrato dagli Alleati nel 1945, l’attacco aereo a Dresda.  Come alcuni sanno la Storia è scritta dai vincitori, tant’è che esiste una consolidata tendenza a minimizzare certi eventi tragici e demonizzare coloro che hanno perso la Guerra (vedi i film di Hollywood come riferimento, dove i personaggi cattivi sono spesso e curiosamente ritratti come donne o uomini biondi, inequivocabilmente tedeschi). Di fatto, l’attentato di Dresda fu un genocidio realizzato con bombe e ordigni incendiari, quindi in un certo senso le vittime furono vere e proprie “offerte ardenti” sacrificali. Centinaia di migliaia di morti, corpi parzialmente sciolti nell’asfalto e disintegrati da temperature altissime, una città completamente rasa al suolo con un metodo criminale studiato e premeditato: ad oggi pare non esista a Dresda alcun monumento commemorativo, presumibilmente a causa del complesso di colpa che è stato instillato nei tedeschi in 70 anni di sovrastimolazione mediatica. Il mio intento è quello di ricordare quell’evento e suggerire che i “good old Heroes” erano e sono ancora capaci di atroci malvagità.  Churchill l’ubriacone  guerrafondaio (e premio Nobel) volle fortemente e ordinò questo attacco ai danni dei civili, allo scopo di distruggere lo Spirito ed il morale del nemico.  Mentre scrivo, nelle sale cinematografiche sta avendo successo un film che racconta proprio le sue epiche gesta.

Due anni fa usciva Antologia Elettronica, una tua collaborazione con Skoll. È un capitolo che ha segnato significativamente la tua produzione musicale e quella di V.I.P.?

E’ stata una sfida avvincente quella di recuperare i brani di Skoll e manipolarli in chiave elettronica, anche se la produzione musicale è stato un lavoro lungo e devastante: credo di aver registrato e mixato centinaia di tracce. Il lavoro è stato significativo a livello di sperimentazione stilistica perché ha rappresentato un ponte di collegamento tra Jedem Das Seine ed il nuovo Very Industrial People. Riguardo all’Antologia Elettronica sono particolarmente soddisfatto del lavoro fatto sui brani “Zero” e “Tra Pace e Guerra”: è stato come mescolare gli arrangiamenti di Battiato alle chitarre dei Rammstein.

Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro dai TourdeForce? Puoi anticiparci qualcosa?

Vista la mia passione per il cinema ed il video, probabilmente lavorerò ad un secondo video musicale per l’album. A seguire un brano inedito per una compilation. In molti mi chiedono di suonare dal vivo: sfortunatamente essendo TourdeForce una one-man-band si apre la complicata questione di mettere insieme una band vera e propria, che comporta costi ingestibili di fronte all’inadeguatezza dei compensi per la musica dal vivo in ambito underground. Al termine della fase promozionale del disco comincerò a produrre il terzo album del mio progetto sperimentale parallelo, Porta Vittoria.