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Retrogramme – Feed | Review by Flux webzine

Il nuovo capitolo del trio Retrogramme si è fatto molto attendere: quello composto da Rob Early, Nikk Allen e Dmitry Pavlovsky è un progetto dai confini piuttosto labili, una strada in cui più sfaccettature della musica elettronica si incontrano continuamente all’interno di landscapes sempre attenti al lato catchy e melodico della proposta.

Feed, questo il nome del loro terzo (doppio) album, è un lavoro piuttosto complesso e multisfaccettato che flirta col synth pop, con l’electro più melodico e con vaghe tinte IDM, il tutto sorretto da ritmiche mai scontate e groovy, talvolta più mid tempo, talaltra più marcatamente danceable. In questa sofisticata ricerca della melodia perfetta e mai banale, le female vocals occupano un ruolo di primissimo piano, dando maggiore enfasi a composizioni già buone dal punto di vista del songwriting.

Si tratta di un lavoro lungo e articolato, un dado che cambia continuamente faccia, e questo è ancor meglio evidenziato nel disco di remix, forse ancor più interessante dell’originale. In definitiva, quello che questo disco fornisce all’ascoltatore è una esperienza molto personale, una summa di tutto quello che si possa fare con una matrice synth pop / electro, una produzione impeccabile, delle costruzioni ritmiche mai banali e, soprattutto, l’intelligenza compositiva che porta i dodici brani a non sacrificare la propria godibilità e la propria facilità di ascolto, nonostante la grande presenza di carne al fuoco.

Dopo un brevissimo quanto inutile episodio introduttivo della durata di un minuto scarso, si parte subito con un pezzo estremamente godibile e non banale come She gives me nightmares, in cui un pavimento electro intriso di melodie synth pop, sul quale svetta la voce femminile, porta ad un ritornello piuttosto interessante. E’ una hit single di sicuro successo nelle dancefloor alternative di genere, melodico al punto giusto. Confidant si regge invece su un ritmo più serrato e di fattura EBM, mentre Saved gioca con un ritmo lento, sognante e pop, dall’influenza dub electronica.

Anche It’s time prosegue su coordinate simili, presentando aperture sognanti e delicate in una ritmica electro d’altri tempi vagamente retro, ma il cui sound è permeato di influssi ethereal e pop. Angel è l’episodio più fortemente synth pop del lotto e Furthest planet quello più danceable, la cui ritmica segue, in un certo modo, il 4/4 andante di matrice vagamente houseggiante. Anche Wars and fear si fa riconoscere nel lotto per essere un brano dalle influenze più rockeggianti, sempre inserite all’interno di un contesto elettronico. La conclusiva Unsettled è l’ennesimo episodio electro contraddistinto da un incedere non banale in cui delle chitarre fanno capolino, seguendo una pratica mai tramontata.

A fronte di un album dal sapore catchy ma molto ben costruito e prodotto, il disco di remix presenta sentori più fortemente electro di matrice oscura e raffinata già a partire dall’ottima prova di Framework su Confident, che dona pesantezza e una tenebrosa atmosfera ad uno dei brani più melodici dell’album. Non è possibile, inoltre, non parlare del particolarissimo lavoro compiuto da Atropine su Thorns, regalandone una versione dal sapore fortemente artificiale e sinistro. Quello dell’act norvegese recentemente scoperto dalla label è un lavoro ottimamente riuscito, uno straniante velo oscuro che si appoggia sulle ritmiche electro melodiche proprie del brano originale.

Tralasciando le seppur ottime rivisitazioni più danceable da parte di act famosi nel genere come Halo effect e altri, il remix di Tourdeforce per Unsettled è una interessante rivisitazione in chiave italo disco che rende omaggio ad un nuovo revival che la musica elettronica sta attraversando anche e soprattutto grazie alla Anna logue records e alla NADANNA. Il disco di remix, in definitiva, aggiunge ai brani del trio un alone mistico e oscuro che gli originali non hanno. L’ascoltatore ha quindi l’opportunità di decidere quindi quale sia l’approccio più piacevole in base ai propri gusti.

Quel che viene fuori dall’ascolto del doppio album della creatura Retrogramme è la volontà di esplorare vari campi della musica elettronica pur rimanendo fedeli ad una vocazione catchy, melodica e che spesso strizza l’occhio al pop. Questo non vale per il disco di remix, molto più audace dal punto di vista più strettamente electro, in cui il sampling e le gabbie electro di matrice oscura, oltre che gli esperimenti italo, sono ben più presenti.

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