Public Domain Resource – AntiGravity | Review by VerSacrum

Public Domain Resource – AntiGravity | Review by VerSacrum

di Mrs.Lovett | 13 Aprile 2018 |


AntiGravity è il terzo full length del duo bergamasco Public Domain Resource, formato da Ugo Crescini e Pietro Oliveri nel 2012, che, nel corso di questi anni, si è conquistato visibilità e un pubblico interessato. Lo stile del combo, pur mantenedosi rigorosamente elettronico nell’impostazione, si è evoluto verso soluzioni più complesse e ‘sostanziose’, proponendo sempre melodie accattivanti ma con caratteristiche più vicine all’electro, con ritmi ‘serrati’ e atmosfere ‘futuribili’, adatte, in ogni caso, per il dancefloor. Non grandi novità, dunque, bensì la scelta di raffinare e ampliare la gamma delle possibilità creando una musica più godibile  che sorprendente, alla quale, per quanto riguarda produzione e mixing, ha validamente collaborato Rob Early. I quattordici brani scorrono fluidamente e con coerenza, mantenendo un livello soddisfacente. Apre “1000 Letters From Iwo Jima” con le sonorità energiche e ‘tirate’ cui si accennava, abbinate ad una melodia vivace e orecchiabile. Poi, “Obsession”, cui collaborano anche Simeon Fitzpatrick e Lisa Duse, presenta un’atmosfera più oscura con ritmica impetuosa e incalzante, mentre “Dunes” opta per una formula ancora più ‘tosta’ e grintosa, con l’andamento ossessivo che invita decisamente al dancefloor e “A.N.A.” prosegue sulla stessa linea, spingendo le pulsazioni al massimo. In “Etruria”, uno dei brani più riusciti, le modalità vivaci e incalzanti si accoppiano alla bella voce corposa di Jenna Christensen dei Retrogramme e un elogio merita anche la successiva “Hardness Stress Test”, briosa ed effervescente come è tipico di tante produzioni dei nostri. Delle restanti tracce vogliamo segnalare “Steel Fingers” con le sue derive industrial, “Electro Mind”, dal ritmo cadenzato e il canto dai toni ‘robotici’, la stessa formula che si rileva poco dopo in “Transitional Effects” e, per finire, bypassata l’accattivante melodia e i suoni più fluidi di “Esfera”, “Lumens (11Grams edit)” che conclude in denso stile electro un album che di certo non scontenterà i fans del genere e non solo.

Versacrum

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