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Public Domain Resource – AntiGravity | Review by Darkroom magazine

di Alessandro Filippozzi | 19 Aprile 2018 |


A poco meno di tre anni dall’apprezzato “SixYears”, il duo bergamasco composto da Ugo Crescini (voce) e Pietro Oliveri (macchine) torna col terzo lavoro sulla lunga distanza, pubblicato in un essenziale digipack da quella Space Race Records che ha accompagnato l’act sin dall’esordio. I due navigati protagonisti compiono con “AntiGravity” un ulteriore passo in avanti, galleggiando sempre più sagacemente fra le correnti elettroniche senza abbracciare mai completamente né l’EBM, né il synthpop o la dark-electro, preferendo sintetizzare con lucidità quegli elementi dei vari filoni – a partire dal buon impiego del vocoder – che più tornano utili alla causa di un sound al tempo stesso compatto e variegato, in cui il cervello conta più dei muscoli. Coadiuvati da fiancheggiatori d’eccezione quali Rob Early (Retrogramme, 11 Grams), Christian Ryder (TourdeForce), Lisa Duse (Porta Vittoria), Jenna Christensen (Retrogramme) etc., sia per le parti vocali che per alcuni testi, i Nostri confezionano 14 brani assemblati con classe e buon gusto, inanellando diversi picchi quali “Obsession” (le cui atmosfere ruvide e ‘sick’ rimandano finanche al :Wumpscut: d’annata), la più minimale e lineare “The Premonitions Hunter”, la più solida “Steel Fingers” (queste due esaltate da vocals particolarmente carismatiche) ed una “Electro Mind” memore delle cose più suggestive di Cryo e Yendri che seduce con grande efficacia. Fra intense pulsioni EBM (l’ossessiva “Dunes”, la più scintillante “Etruria” e la tagliente “The Hidden Congress”), ansiogene e meccaniche nevrosi dubstep (“Hardness Stress Test”) e rarefatti scenari downtempo (“Esfera”), l’album scorre bene fra le sue molteplici soluzioni ed un groove spesso e volentieri suadente e sinuoso. Anche stavolta non avrebbe guastato un leggero snellimento della tracklist, al fine di dare maggior risalto ai numeri migliori di un lavoro che, in ogni caso, è la degna riconferma di tutte quelle qualità già apprezzate nei precedenti lavori dei PDR, act decisamente ‘in palla’ e pronto a guardare alle sfide future con la giusta e legittima consapevolezza dei propri mezzi pratici ed espressivi.

AG