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Klonavenus – Angst | Review by Flux webzine

Mi ricordo chiaramente il primo libro di cinema che lessi: iniziava dalla famosissima sequenza di Persona di Ingmar Bergman, ed è da qui che inizia l’analisi di questo nuovissimo lavoro del duo romano Klonavenus. E’ la medesima sequenza che chiude il video del loro nuovo singolo Hide. In questo album-film tributo al cinema più particolare e sperimentale (soprattutto nel campo horror), Paolo Chemnitz è lo sceneggiatore e Saffio crea il giusto mood con una musica granitica, d’impatto ed estremamente catchy, sperimentante (più che sperimentale), ma mai astratta.

Angst è un titolo importante, breve e conciso, che rende bene l’idea di quello che ci accoglierà: un electro pompato ma che rifugge l’effetto plasticoso, orientato al dancefloor ma non troppo, sempre con quel quid che lo eleva al di sopra della media del genere. Il darkwave è ben presente nell’impostazione vocale di Paolo e nel mood dei sintetizzatori, così come anche nei testi (certo cinema horror si sposa a braccetto con un certo tipo di estetica).

Non siamo di fronte al classico album che fa ballare le dancefloors alternative (anche se è benissimo in grado di farlo), ma a qualcosa di differente, pensato per ottenere un effetto particolare, cinematografico appunto. Hide, singolo apripista, è un ottimo biglietto da visita: il video è un riassunto molto ben realizzato di storia della Settima Musa, ed è anche un brano catchy ma non ruffiano, solido e contraddistinto da una ottima base melodica. L’influsso techno è ben presente, e la voce di Paolo è orientata al darkwave anni ’80, così come sarà per tutto il disco.

Angst è, però, prima che un disco electro / darkwave, una raccolta di scene. Cultori di certo cinema cult ma anche degli Skinny Puppy, i Klonavenus utilizzano quello che la musica offre loro per montare tra loro le inquadrature di questo ambizioso metafilm: il sampling, ovviamente, che trova nei canadesi un esempio lampante di ricerca lungo più di vent’anni. Largo spazio quindi alla pratica in brani come Guilty of romance, Song for the dead, Frozen e la conclusiva This growing madness, tutti brani in cui anche i testi rievocano il cinema dell’orrore e i suoi maestri (molti dei quali sono italiani), sebbene in questa sede figurino esempi di cinema francese e asiatico. Musicalmente parlando, fin qui Frozen è l’episodio più atipico, che rallenta i ritmi in una sorta di ballata darkwave in parte memore degli anni ’80, costruita coi ferri del mestiere dell’electro.

Non solo sperimentazione e scelte registiche complesse e ricercate, ma anche episodi più wave e orientati alla serata più alternativa: The alternative model ha un approccio decadente e raffinato, in qualche modo romantico, così come anche, sebbene non in maniera così marcata, Social psychosis (Dystopia mix).

La conclusiva e già nominata This growing madness è l’episodio più sperimentale e più atipico dell’album (e anche il più cinematografico), aperto a cambi di mood, sampling-oriented, in cui il duo fa emergere la passione per il sound canadese e, a modo suo, vi paga il suo tributo. Non solo Canada, ma anche un tocco di Germania e Danimarca: in questo particolare mix di synth morbosi, sampling e ritmo in mid tempo, potrebbe prendervi un deja vu, un richiamo a certi lavori di Wumpscut e di Leather strip.

Il lavoro viene chiuso da tre remix ad opera di Spektralized, Cygnosic e Blank, i primi due dei quali riprendono due brani contenuti nell’album precedente, KlonaWelt del 2012. Il terzo, ad opera di Blank per Song of the dead, rilegge quest’ultima in chiave più vicina al synth pop e al dancefloor. Soprattutto per quanto riguarda il lavoro svolto su questa e su KlonaWelt da parte di Cygnosic, si tratta di episodi riempipista ben realizzati, trascinanti e piuttosto catchy.

Angst si presenta come un disco molto maturo, lavorato e sperimentale, senza per questo allontanarsi eccessivamente da un ritmo quadrato e dai confini di genere, risultando quindi sempre molto godibile e, a suo modo, catchy, anche grazie al notevole lavoro in fase di produzione. L’approccio wave, unito alla pesantezza delle ritmiche granitiche, farà breccia nel cuore di molti.

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