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Gimme Shelter – Warnemünde | Review by Flux webzine

Lasciamo che il duo tedesco Gimme shelter ci accompagni verso Warnemünde (il debut album di cui vi parliamo) attraverso una strada costellata di episodi che, nella loro diversità, sono legati dal filo rosso del synth pop. Sì, la voce di Robert Grolms vi farà immediatamente venire in mente Dave Gahan, ed è anche ovvio se si pensa che il suddetto ha anche una cover band dei Depeche Mode, ma non pensate che il loro sound ne derivi direttamente, anzi.

Insieme a Niko Kötzsch, Robert trascende il genere con cui il loro act può essere facilmente etichettato e dimostra, questo sì, di riuscire a trasmettere una grande carica patemica ed emozionale tipicamente tedesca all’interno di tutti i tredici brani. I testi a volte non ci vengono particolarmente incontro (una buona parte sono in tedesco), ma i temi ricorrenti riguardano i rapporti interpersonali e, talvolta, la critica sociale.

Si tratta di un lavoro tutt’altro che lineare che, seppure non sperimentando particolarmente, riesce nell’intento di sorprendere sempre con episodi influenzati da questo o quel genere, alternando brani lenti e veloci ad episodi pianistici o strumentali maggiormente debitori della lezione electro. I tedeschi dimostrano, quindi, di non essere schiavi di regole precostruite e, soprattutto, è impossibile non riconoscere una grande capacità di songwriting e una grande cura per i dettagli, il che rende ogni brano ascoltabile e comprensibile su vari livelli di lettura. Ogni episodio è ben articolato, ha spunti e suoni interessanti e non annoia mai l’ascoltatore.

Si passa velocemente da hit singles alternative come la patemica, mid tempo e trascinante “Homerun” in inglese forse anche per cercare di trascendere i confini tedeschi, ad episodi più veloci come “Wenn du mich Berührst” in cui una ritmica di matrice EBM di nuova generazione in cui è anche presente una chitarra elettrica in background dà alla canzone una spinta propulsiva e accattivante senza tuttavia mai fare male, rimarcando sempre il ruolo di primo attore della carica melodico-emozionale (ma mai stucchevole o banale) e, ancora, a strumentali dalle tinte più oscure e, si passi il termine, distopiche, come in “Doch Wenn” un episodio che si stacca dal mood generale e che ci consegna un duo particolarmente capace di giocare con i cambi di stile fino alla conclusiva titletrack, pianistica e sentita, il punto di arrivo di chi ha cercato la sua terra promessa, la sua “Warnemünde” e che finalmente è arrivato a destinazione.

Impossibile non menzionare anche un altro brano pianistico di grande valore e portata melodica come “Die Wiege” che fa il palo con la titletrack, così come la seconda strumentale “Hans Mayer” forse dedicata al musicologo, critico e scrittore tedesco che insegnò proprio a Lipsia, un omaggio ad un personaggio di rilievo particolarmente noto durante la Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un synth pop ballabile ma non per questo semplice, farcito di citazioni del pensatore, o almeno questa è l’interpretazione che viene spontaneo trarne.

Giunti al termine dell’album dei Gimme shelter, citando Konstantinos Kavafis, capiremo che non è tanto importante arrivare a destinazione quanto il percorso che si è intrapreso e le esperienze accumulate che, in questo caso, sono i brani di Warnemünde, quindi cosa aspettate a ripartire da capo?

Gimme Shelter - Warnemünde (2015)