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Flux webzine | Intervista ai Klonavenus

Oggi parliamo con i Klonavenus, un duo romano che, pochi giorni fa, ha pubblicato un nuovo album per la Space race records, Angst (qui la recensione), in cui musica electro e timbrica darkwave convivono perfettamente insieme: il gusto per l’electro di ispirazione canadese e l’utilizzo del sampling cinematografico non rinunciano alla melodia e al piglio catchy, che accomuna molti brani. Parliamone con i diretti interessati.

Ciao ragazzi, è un piacere parlare con voi! Raccontateci la vostra storia e quella del vostro nuovo album appena uscito per la Space Race Records, Angst! Siamo molto curiosi di conoscere l’origine del vostro nome e tutto quello che riguarda, concettualmente e musicalmente, il vostro nuovo album.

Paolo: Klonavenus è un nome di fantasia che accorpa due termini, ‘clonare’ e ‘venus’ intesa come Venere, quindi la bellezza. Il nome fu da me creato appunto come critica alla bellezza perduta del mondo contemporaneo, dove tutto è livellato verso il basso. Anche a livello estetico, Venere oggi è di plastica e quando sei circondato da qualcosa di finto, l’unica soluzione è cercare di ritrovare e di risalire alle radici della vera bellezza, che di certo dimorano altrove, soprattutto dentro alcune persone. “Angst” è invece il titolo del nostro nuovo album, il secondo per l’esattezza, un disco complementare al debut che comunque era più solare e orientato verso sonorità synth-pop/EBM piuttosto fruibili. “Angst” è invece cupo, oscuro, più legato al sound dark-electro degli anni novanta e ad una certa EBM venata di influenze sia wave che industrial.

Il video di lancio del nuovo album è Hide, un omaggio alla storia del cinema, dai “trucchi” delle prime immagini in movimento al cinema d’autore, primo tra tutti quello di Bergman. In che modo i Klonavenus sono legati alla Settima Musa?

Paolo: “Hide” in realtà è un video non ufficiale che come altri ha accompagnato l’uscita del cd. Il primo video ufficiale legato al disco è stato quello di “Song Of The Dead”, mentre a breve gireremo quello di “Guilty Of Romance”. Il testo di “Hide” è ispirato al capolavoro di Bergman “Persona“, dove appunto il nascondersi ed il chiudersi in se stessi diventa una forma di autodifesa nei confronti delle ostilità del mondo. Per me l’Arte è un concetto trasversale, non si può dividere in scompartimenti, quindi pittura, fotografia, musica, cinema, letteratura e quant’altro possono convivere insieme senza problemi. Klonavenus è musica che senza legami con le immagini non potrebbe esistere.

Saffio: musica e cinema sono due linguaggi che dialogano perfettamente in armonia e li ritengo fondamentali nella mia formazione artistica e professionale. A livello compositivo sono molte le suggestioni cinematografiche che hanno dato risalto a certe atmosfere gotiche e thrilling dei nostri brani. In primis il cinema italiano di genere da Mario Bava a Dario Argento e poi discorrendo nel cinema di genere d’oltreoceano da John Carpenter a G. A. Romero, senza prescindere da autori fondamentali di tutta la storia del cinema e dalle nuove tendenze orientali e non solo.

Oltre alle citazioni più celebri e conosciute prima citate, so che Paolo è un cultore del cinema sconosciuto ai più. La pratica del sampling è sempre esistita in certa musica post-industriale, soprattutto nell’electro canadese. In che modo certa cinematografia influenza la vostra musica e viceversa?

Paolo: Io amo il cinema a trecentosessanta gradi, non solo il cinema horror, ma anche quello drammatico, d’autore, b-movies e cinema di genere e indipendente, spaziando dall’estremo oriente fino all’Europa e nord o sud America. Il sampling ci permette di comunicare al meglio quello che vogliamo trasmettere nell’ascoltatore, perché basta una sola frase estrapolata da un film per avvolgere chi ascolta nel mood suggerito dal brano. Il cinema è realtà, influenza la mia vita, mi travolge di emozioni, molte volte sono riuscito a raccontare una mia storia personale attraverso la metafora cinematografica di un film che mi ha colpito in modo profondo.

Musicalmente parlando, nella vostra musica l’electro e la darkwave si fondono mostrando ritmiche possenti e granitiche e linee vocali tipicamente darkwave. Qual è stata l’evoluzione del genere electro rispetto agli anni in cui avete avviato il vostro progetto, e come il vostro modo di fare musica è cambiato in tanti anni?

Paolo: A livello di produzione, abbiamo fatto dei grandi passi avanti. Questa volta il disco è finito nelle sapienti mani di Rob Early dei Retrogramme che ha dato un tocco finale magistrale al sound. A livello di sonorità, con “Angst” abbiamo recuperato definitivamente le influenze darkwave degli esordi, addirittura omaggiandole con la cover dei Lycia (“Frozen”). Il resto è stata un naturale evoluzione, senza perdere d’occhio alcune band fondamentali per il nostro background musicale: Clan Of Xymox, Pride And Fall, Decoded Feedback, primi In Strict Confidence ma anche Project Pitchfork e Wumpscut.

Essendo Paolo anche un noto dj nella scena electro italiana, quanto il mondo del djing e la tua esperienza in merito hanno influenzato la tua attività musicale? Senti un legame tra questi due modi di vivere la musica?

Paolo: Io vivo la mia attività da dj e la mia esperienza con i Klonavenus come due entità assolutamente separate, a livello artistico sono due cose che non riesco neppure a paragonare. Per me fare il dj (da ormai dieci anni) è una passione, un divertimento ed un piccolo lavoro, essere il frontman dei Klonavenus è invece l’espressione di un aspetto del mio carattere che fuoriesce spesso solo attraverso i testi dei brani o con la scelta dei film collegati alle canzoni. Klonavenus è qualcosa di più intimo, sicuramente.

Paolo ha collaborato attivamente con la trasmissione TERMINUS, un appuntamento settimanale seguito anche dai nostri lettori. Quale ruolo può avere una trasmissione di settore in un contesto in cui, se è vero che questa musica si balla sempre di più, d’altra parte si discute di musica sempre meno?

Paolo: Questa musica si balla sempre di più ma interessa sempre di meno, è un discorso inversamente proporzionale che a me preoccupa da tempo. Anche in ambito gothic e industrial la moda ha preso il sopravvento sull’importanza concettuale che c’è dietro a queste sottoculture, apparire ormai è fondamentale, la passione per la musica supportando artisti e concerti è circoscritta ai soliti noti. Mi auguro appunto che una trasmissione come Terminus torni presto a farci compagnia, era una piccola voce fuori dal coro che riuniva gli appassionati. Siamo pochi ma buoni, almeno quello!

Come va l’electro in italia? E’ un genere che viene recepito positivamente? In che misura pensate che la vostra proposta sia spendibile all’interno della penisola? Com’è la situazione, ad esempio, a Roma?

Paolo: parlando di EBM e generi affini, la situazione in Italia è davvero ridotta ai minimi termini, eppure di band valide ed emergenti ne abbiamo, a parte nomi storici come gli amici Syrian. Qui a Roma ad esempio tra noi, Halo Effect, Nydhog, Zero A.D. e Zero-Eq, possiamo contare su una varietà di progetti che hanno tutti qualcosa di importante da dire. Ma il nostro mercato non è qui, ma altrove. Solo noi in Russia abbiamo un fan club, mentre a Roma ci conoscono in pochi. Bisogna guardare oltre, anche se suonare in Italia è sempre una bella soddisfazione, alla faccia delle varie tribute band che ormai stanno monopolizzando sia i locali che i gusti del pubblico più superficiale e occasionale.

Quanto la pista da ballo influenza il modo in cui l’electro viene composto e come è possibile uscire da schemi che attanagliano i musicisti? Mi sembra di capire, ascoltando la vostra musica, che il recupero del sampling possa essere uno stratagemma per uscire dalla prigione del 4 /4. Il vostro album infatti, pur mantenendo alcune coordinate del genere, riesce ad uscire fuori a sprazzi e ad aprire spiragli che lasciano respirare l’ascoltatore.

Saffio: creatività e fantasia sono gli ingredienti per uscire fuori dagli schemi. Personalmente ascolto le profondità dell’animo per esprimere musicalmente un mondo interiore che trova riscontro con molti temi universali e, soprattutto, con le inquietudini del genere umano: l’orrore, la violenza e la paura. Tecnicamente la struttura musicale segue un tempo 4/4 aperto: varia il beat a volte sincopato e si sviluppano tracce di suoni che vanno mano mano ad arricchire la song, seguendo una tendenza progressive, a volte minimal, darkwave, quindi attraversando i generi che meglio ci contraddistinguono.

Quanto le realtà electro come la vostra riescono a rendere dal vivo? Si riesce a rendere sul palco lo stesso suono che si rende in studio? Come vivete personalmente la dimensione live?

Saffio: sul palco abbiamo sempre trasmesso la forza e l’impatto delle nostre sonorità sviluppate in studio. In qualità di compositore del tessuto elettronico, mi avvalgo di basi strumentali elaborate mantenendo molte tracce delle song originali, potenziate maggiormente in post produzione per dare ulteriore dinamicità all’interpretazione live che, inevitabilmente, si rivolge a una dancefloor con gente che ama anche ballare durante lo show.

Quali progetti avete in cantiere? Cosa dobbiamo aspettarci dai Klonavenus?

Paolo: Ci stiamo concentrando sulla promozione del disco che è fresco di uscita, poi come già detto gireremo un nuovo videoclip. Per quanto riguarda altri concerti, oltre a quello di Roma del 24 aprile, cercheremo di trovare un compromesso tra io che vivo a Roma e Saffio che ormai è in pianta stabile a Berlino da cinque anni. Non è facile portare avanti una band vivendo in due mondi diversi. Ad ogni modo, se cercate un prodotto originale, lontano dai soliti cliches della scena electro-dark, ascoltatevi “Angst”, non resterete delusi!

Salutate i vostri lettori ed invitateli ad acquistare il vostro ultimo album!

Paolo: Grazie per l’intervista e per il supporto!

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