Klonavenus – KlonaWelt | Review by Darkroom Magazine

Attivi con la medesima line-up a due (Paolo Chemnitz alla voce e Saffio alle musiche) sin dalla genesi nel 2005, i romani Klonavenus giungono al sospirato debutto ufficiale su CD dopo cinque uscite nell’ambito dei CDr autoprodotti (eccezion fatta per “Metropolights”, pubblicato nel medesimo formato ma supportato dalla Fossil Dungeon), grazie all’interesse dell’attivissima connazionale EK Product. Maturata ulteriore esperienza anche in sede live, il duo capitolino riprende la propria formula a cavallo fra future-pop, EBM ed electro-goth affiancando a due episodi ripresi dalle passate uscite otto nuovi brani, cui si aggiungono due remix che allungano senza esagerare il minutaggio complessivo.

L’accoppiata iniziale “I Am Fire” / “Sermons” apre all’insegna di un’EBM diretta, melodica ed ‘easy’ dal piglio ballabile, laddove in “Electro Body Killer” i toni si fanno più scuri e nella versione estesa di “The Loser” (title-track del singolo del 2010) si odono gradite sfumature tipicamente 90s. Quattro tracce che evidenziano come ai Klonavenus, nonostante una certa scorrevolezza, manchi ancora qualche malizia: sonora per quanto concerne la necessità di una produzione più solida, corposa e ricca, e vocale per vincere una certa mancanza di dinamismo nella costruzione che non permette ai refrain di decollare a dovere. Ma il duo non è certo così lontano dalla maturità necessaria per ben figurare, come dimostra pienamente una traccia fascinosa e ben costruita come la scura e macchinosa “Hopeless”; molto bene anche la title-track, che col suo traino future-pop da club sfodera melodie catchy ed un ritornello stavolta molto più convincente e centrato.

La necessità di suoni più consistenti emerge chiaramente dalla nuova versione di “Your Wintertime” (l’altro momento già noto), dotata sì di maggior pathos, ma anche piuttosto leggera; stessa sensazione con l’EBM melodica di “Fall In Love With Music”, sin troppo ‘easy’ all’altezza del refrain. Se il piglio vorticoso di “The Reason Why” rimanda ai primi Icon Of Coil, la degna chiusura spetta alla pregevole “Omega”, che apre drammatica e macchinosa, prima di esplodere nel segno del future-pop. Dei due remix posti a piè dell’opera non sconvolge più di tanto quello minimal-dance di Red Industrie vs Isis Signum per “Electro Body Killer”, mentre quello di Nydhog per “Sermons” è un’efficacissima bomba in grado di infiammare i dancefloor più oscuri. Luci ed ombre in un debutto comunque più che dignitoso, buon biglietto da visita in attesa che il duo compia i necessari passi in avanti per tornare con un degno e più solido follow-up.

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